Negli ultimi anni hanno fatto clamore i casi di due sportivi che sono stati squalificati a seguito dei test antidoping effettuati.
In entrambi i casi, al di là dell’esito giudiziario, la causa del risultato positivo è da ricondurre all’assunzione di alcuni farmaci.
L’esempio più recente è quello di Jannik Sinner che ha dovuto fare i conti con la positività a una sostanza vietata (il Clostebol) utilizzato in uno spray cicatrizzante.
Anche il calciatore Alejandro Gómez è stato sospeso dopo che un test ha rilevato la presenza di Terbutalina (principio attivo contenuto in uno sciroppo per la tosse) assunto senza autorizzazione medica ufficiale.
Questi due casi, per quanto limite, mostrano un fenomeno di cui spesso non si tiene sufficientemente conto. Ed è quello per il quale alcuni farmaci possono condizionare l’esito dei test antidroga.
Non sono rari gli episodi di test che danno un risultato positivo anche quando l’atleta (ma anche il professionista o qualsiasi altra persona) non aveva assunto sostanze dopanti.
Come funzionano i test antidroga?
Per capire quali farmaci possono alterare un test antidroga è necessario capire come funzionano questi esami tossicologici che vengono eseguiti per dimostrare l’assunzione di sostanze vietate.
Esistono due livelli di analisi:
- test di screening (I livello)
- test di conferma (II livello)
I test di screening vengono eseguiti su un campione di urina e utilizzano metodi veloci per individuare, tramite una reazione antigene-anticorpo, la presenza di determinate molecole.
Il loro risultato è generalmente di tipo qualitativo e indica non tanto la presenza di una sostanza, quanto la sua presenza o assenza in relazione a uno specifico valore.
I test di conferma vengono eseguiti per, appunto, confermare i controlli di screening e per evitare falsi positivi.
Le tecniche principalmente impiegate per questi controlli sono:
- cromatografia liquida (HPLC)
- gas cromatografia (GC)
- spettrometria di massa (GC/MS o HPLC-MS/HRMS)
Queste metodiche identificano in maniera inequivocabile la presenza di una specifica molecola, distinguendo un farmaco da una sostanza vietata.
Le sostanze possono essere ricercate in diversi campioni biologici:
- urine
- sangue
- saliva
- capelli
Ciascun campione offre vantaggi e svantaggi sia in termini di invasività della raccolta che di durata della finestra di rilevamento.
Quali farmaci possono alterare il test?

I farmaci possono alterare il risultato dei test antidroga. Nella maggior parte dei casi lo fanno perché provocano dei falsi positivi.
Questo succede quando il farmaco contiene una sostanza molto simile, dal punto di vista chimico, a quella vietata.
I test, che si basano su una reazione con specifici anticorpi, possono confondersi e dare un risultato positivo anche se la sostanza illecita non è stata davvero assunta.
I farmaci che possono alterare i test sono:
- antidolorifici
- Codeina – può risultare come oppiaceo
- semi di papavero – contengono tracce naturali di morfina
- Rifampicina (antibiotico) – può alterare il test per gli oppiacei
- Ibuprofene e naprossene (antinfiammatori) – possono interferire con i test per THC (cannabinoidi)
- ansiolitici
- Sertralina, Efavirenz, Venlafaxina, Fluoxetina, Trimetoprim – possono dare falsi positivi per benzodiazepine
- antistaminici
- Difenidramina – può dare falso positivo per metadone
Ci sono poi anche altri farmaci responsabili di falsi positivi per i test antidroga:
- decongestionanti (Pseudoefedrina e Fenilefrina)
- antidepressivi (Bupropione, antidepressivi triciclici e Quetiapina)
- farmaci anti-ulcere e per il diabete (Ranitidina e Metformina)
- farmaci per il Parkinson (Selegilina e Rasagilina)
- farmaci ipertensivi (Labetalolo)
- farmaci da banco reperibili in farmacia
Anche alcuni farmaci da banco, ovvero quelli acquistabili senza prescrizione medica, possono condizionare l’esito di un test antidroga.
È il caso di:
- decongestionanti per raffreddore
- antinfiammatori non steroidei (come ibuprofene o naprossene)
- farmaci per la tosse
- antistaminici di uso frequente
- integratori
Il rischio non dipende solo dal principio attivo, ma anche dal tipo di test utilizzato e dalla sensibilità degli strumenti di screening.
Ecco perché è sempre importante informare il medico prima del test e conservare la documentazione relativa ai farmaci assunti, anche quelli acquistati senza ricetta.
Cosa fare in caso di test positivo per farmaci assunti legalmente?
Abbiamo visto che può accadere che un test antidroga risulti positivo anche quando non sono state assunte sostanze illecite.
Una situazione che si può verificare assumendo farmaci comuni e prescritti dal medico o acquistati in farmacia.
È una possibilità nota e prevista nelle procedure sanitarie, soprattutto per tutte quelle persone che per lavoro o sport sono sottoposte a controlli periodici.
La prima cosa da sapere è che il risultato di uno screening non è definitivo. È il motivo per cui successivamente il campione viene sottoposto a un’analisi di conferma.
Mentre si attende il risultato del secondo controllo è utile che la persona coinvolta comunichi tempestivamente al medico tutti i farmaci assunti nei giorni precedenti.
L’ideale sarebbe fornire una documentazione completa di:
- prescrizione del medico
- indicazione del motivo per cui si è assunto quel farmaco
- foglietto illustrativo o la confezione del prodotto
- integratori e i prodotti erboristici assunti
Tutte queste informazioni rientrano nel segreto professionale e la persona coinvolta ha il diritto che queste restino riservate.
Se hai dubbi su terapie in corso, possibili interferenze con i test antidroga o vuoi capire come prepararti correttamente all’esame, puoi contattare il nostro servizio di assistenza WhatsApp per ricevere un supporto rapido e personalizzato.












